Parla di un nuovo progetto per il Territorio (Made in Brescia) il blog TerraUomoCielo e dice che “la storia, gli usi e i costumi che identificano le tradizioni di un popolo e le consuetudini di persone della stessa terra, rappresentano l’essenza del Territorio stessa”. “Made in Brescia” è il nome con il quale Federico Bellagente (Lo Scultore) con Carlos Mac Adden, vuole realizzare un percorso che mira alla riscoperta delle tradizioni, e alla tutela di chi da sempre le mantiene in vita. Lui questo lo identifica prevalentemente per il suo campo d’azione: l’enogastronomia. A me invece è subito venuto alla mente il negozio che si trova accanto alla sua trattoria in via Cattaneo: Pedersini il cappellaio. Uno dei negozi storici di Brescia, ma anche molto “contemporaneo” visto che, per stare al passo con i tempi, si è creato un sito su misura come fa per i copricapo.
Ci passo davanti tutti i giorni da 23 anni e l’ho sempre trovato un luogo magico ed affascinante. E’ un negozio minuscolo nel quale chiunque può togliersi lo sfizio del cappello classico come di quello originale. Il proprietario poi non si risparmia mai nella cortesia e nella capacità di narrarti, per ogni copricapo che provi, la sua origine o chi lo ha indossato. Mi dispiace pensare che una tradizione e una esperienza come queste siano destinate a finire con lui. E’ davvero un patrimonio, come altri negozi storici del centro e non solo, della nostra comunità. E’ doloroso vedere queste antiche attività spegnersi una dopo l’altra. Il comune già da tempo si muove per salvaguardarle ma probabilmente non basta. Non basta conservare, sono patrimoni da valorizzare.
Sono in qualche modo i “monumenti vivi” della nostra città e il loro valore è attestato quotidianamente dalla gente che li sceglie per i loro acquisti. Per valorizzare la loro presenza sul territorio servirebbe innanzitutto promuoverli attraverso programmi e percorsi culturali e turistici (a quando una Guida ben fatta e all’avanguardia in termini di comunicazione anche per Brescia e Provincia?). E’ bene anche attestare lo status di “bene culturale ” per queste botteghe uniche. Varrebbe la pena, per evitare l’omologazione commerciale (il franchising da questo punto di vista spesso produce tristezza), che attraverso incentivi economici l’amministrazione aiutasse la conservazione e valorizzazione degli arredi originari, delle insegne storiche e delle attrezzature. Sembra banale, ma questo garantisce prestigio e decoro urbano alla città… che ne ha un grande bisogno. C’è poi, per queste botteghe, il grande problema del ricambio generazionale. Anche qui credo, attraverso il sistema creditizio e le associazioni imprenditoriali si possa davvero provare ad agevolare i passaggi d’impresa con misure economico finanziarie. Questo faciliterebbe il passaggio tra imprenditori uscenti e imprenditori entranti. E’ la garanzia che si continui a esercitare un attività che rappresenta un patrimonio collettivo.





L’etica è importante, ma da sola può veramente poco. Gli elementi da te riportati tracciano una strada a unica direzione di percorrenza. Oggi, valorizzare significa fornire degli strumenti, offrire un modello eticamente corretto ma efficace in chiave commerciale. Senza un vivace mercato, anche l’etica più profonda rischia di diventare soltanto un “bel pensiero”.
Per quanto riguarda una guida “turistica” ben fatta, ne abbiamo già parlato… a breve.
Sulla mia pagina in fb, nell’album fotografie, è inserita quella di un cappello acquistato proprio in quel negozio e commentavo così: “Questo pomeriggio sono entrato d’istinto in un piccolo negozio di via Cattaneo stipato di cappelli: Pedersini, forse l’ultimo “cappellaio” rimasto nel centro cittadino. Sarà romantico e retorico ma non avrei potuto trovare posto migliore per acquistare un Byers by Stetson e prolungare, anche di un solo istante, l’esistenza di questo luogo …”
Al di là delle emozioni concordo con la pragmaticità di Giovanni, senza una rivitalizzazione in senso commercale del centro cittadino poco possono fare etica e sentimento. Diamoci, per quel che possiamo, da fare.
P.S.: grazie per aver parlato di Made in Brescia.
Nessun grazie per aver parlato di “Made in Brescia”, è un approccio al territorio che condivido. Impossibile non scriverne dopo aver seguito “gestazione” e “parto” attraverso i racconti di Giovanni. Queste esperienze crescono, si radicano e raccolgono intorno a se sempre più consenso se hanno la capacità di appassionare e aggregare persone. La Cami mi pare una delle prime ad aver voglia di farsi coinvolgere. Sono curiosa e interessata di vedervi tutti all’opera.
Esatto Laura, consenso e sinergie ben radicate nella Passione più profonda. La Passione condivisa per questo Territorio, rappresenta la fabbrica di un’etica applicabile e certamente vincente.
Ebbene sì, sono coinvolta. Credo molto nel progetto Mib e lo sostengo come posso. Credo anche nella mia città, anche se a volte mi ha deluso profondamente.
Bella la riflessione sull’attività del mitico cappellaio Pedersini, che oltre ad essere un grande professionista, è anche persona veramente squisita.
Ho tentato anche di espormi con il mio lavoro a sostegno della rivitalizzazione commerciale del centro cittadino (ben quattro volte), ma direi che non ha funzionato, non è stato un flop totale ma nemmeno ha ripagato lo sforzo e l’investimento.
Comunque, detto questo, resto in standby con Brescia, continuo il mio lavoro nel mio studio storico in via milano (lavorando quasi segretamente al mio progetto)
Il centro purtroppo non è più la bella passeggiata di un tempo, quando si andavano a “vedere le vetrine” forse anche per colpa mia.
buon lavoro a tutti!!!
Grazie Laura per la sensibilità che, come sempre, dimostri in questi frangenti.Il progetto Made in Brescia nasce dall’esigenza di connotare la nostra trattoria. L’utilizzo della produzione agroalimentare della provincia di Brescia, può essere un’ opportunità di conoscenza per i nostri ospiti e di visibilità per i produttori sempre più schiacciati dalla globalizzazione commerciale e di valorizzazione del loro importantissimo ruolo socio-culturale. Progetto che poi abbiamo allargato al campo artistico ospitando, grazie all’aiuto prezioso e competente di Camilla Rossi (cogliamo l’occasione per un pubblico ringraziamento), esposizioni di opere di artisti bresciani.
Brava Laura. L’esistenza del cappellaio di via Cattaneo giustifica una passeggiata. E’ rassicurante ed al tempo stesso testimonianza di un mondo che è quasi scomparso. Di qui la sua eccezionalità. un pò come il negozio di Bruneri per i miei coetanei. Quando l’usa e getta o il made in China avrà avuto il sopravvento finale che ne sarà di noi? Per ora sarebbe giusto impegnarsi sostenendo chi ha proposto di limitare la tarsformazione -per quanto possibile- le botteghe (negozi ed artigiani) in autorimesse. Non è difficilissimo, sarebbe sufficiente rispettare la normativa vigente che non dovrebbe consentire l’alterazione delle facciate in centro storico. Quindi si può attuare subito. Diversamente una passeggiata in centro (in via Cattaneo in particolare) sarà una passeggiata davanti a basculanti e portoni di autorimesse. Una tristezza.