Brescia del Futuro il giorno dopo (aspettando l’Urban Center 13)
Benzo (Fabrizio Benzoni) mi toglie dall’imbarazzo di scrivere del convegno “Brescia del – Futuro una sfida comune“, una serata riuscitissima (me lo hanno detto in molti), alla presenza di un pubblico numerosissimo (Massimo Lanzini ha ricordato che da tempo non vedeva una sala così gremita per un incontro politico di queste caratteristiche), spunti interessanti arrivati dai relatori e molta passione per la città (Giornale di Brescia, Bresciaoggi). Ringrazio di cuore i tanti che si sono lasciati coinvolgere (patendo anche la fatica di qualche ora passata in piedi) e hanno seguito fino alla fine i lavori solo per il gusto di sapere di più della propria città e chieder di partecipare alle scelte che cambieranno il suo volto.
Benzo lo “frequento” su facebook e ho avuto occasione d’incontrarlo solo due volte. Ieri sera la seconda. Questa mattina ho trovato una lettera che mi scritto e inviato al ritorno dal convegno. La posto di seguito.
Cara Laura,
sempre più spesso ti seguo nelle tue iniziative, e lo faccio molto volentieri.
Il tuo blog mi tiene aggiornato sulle vicende politiche e non della città ed è oramai un “must” la lettura prima di andare a dormire degli ultimi post. Ho partecipato con molto piacere all’incontro da te organizzato ieri sera presso la Sala Piamarta di via San Faustino perché da sempre i temi che riguardano l’architettura, la mobilità e le infrastrutture della nostra città mi affascinano un sacco. Sono sincero nel dirti che mai mi sarei aspettato cosi tanta gente.
Ci tenevo a scriverti subito per esprimere a caldo quelle che sono state le mie sensazioni durante la discussione. So per certo che ti farà piacere avere un feed-back e spero che anche se in alcuni punti sarò critico saprai capire lo spirito con cui dico certo cose.
Innanzitutto vista la nostra conoscenza sommaria mi presento: sono Fabrizio Benzoni, ho 23 anni e sono un single, nato a Brescia e, come 60.000 persone circa, emigrato negli ultimi anni in provincia e precisamente a Puegnago. Ciononostante, rimango legato a Brescia dal lavoro (mi occupo della vendita online di autovetture per una nota concessionaria automobilistica), dall’università (studio ing. Gestionale presso la statale), dalla famiglia e sopratutto dal futuro. Ecco perché il mio interesse per il tema da te proposto.
Partiamo:
1- il tuo intervento: l’ho trovato molto bello e propositivo perché hai saputo usare un linguaggio per niente politichese, facendo un quadro della situazione veramente chiaro grazie alla diffusione di dati utili a comprendere lo stato attuale delle cose ma soprattutto a creare piccole provocazioni per la restante discussione.
In particolare mi sono segnato tre temi principali che negli interventi successivi non sono stati toccati ma che mi sembrano fondamentali:
a. il futuro della città deve partire soprattutto dalla riqualificazione/ricreazione dell’esistente. Gli spazi sono quasi esauriti e forse il verde rimasto sarebbe bene mantenerlo. Ci sono invece in giro per la città decine di aree o edifici abbandonati che vanno riqualificati oppure intelligentemente abbattuti e ricreati.
b. Le gare internazionali: non potrei essere più d’accordo con te! Se vogliamo diventare una città importante, dobbiamo costruire qualcosa di imponente e spettacolare, qualcosa che rimanga nel tempo. Le gare internazionali sono un ottimo strumento per tale obiettivo. Spesso vengono associate ad opere maestose e troppo costose, in realtà se le gare son ben create, possono rappresentare l’eccellenza, sia dal punto di vista architettonico che dal punto di vista dei costi che non vanno valutati solo come costi di costruzione ma anche come costi di gestione.
c. Il “copiare”. Tema ripreso anche da Pasotti con l’esempio dell’acquario!. Tutti noi che abbiamo la possibilità di viaggiare vediamo grandi esempi di architetture innovative, ecologiche, progetti d’avanguardia etc. Che dire, come tu ben hai detto, basterebbe iniziare da li per avere qualcosa di più rispetto a quanto oggi viene proposto.
2- Intervento di Campana (presidente costruttori): non ha portato per me grandi spunti, a parte l’ammissione di colpa generale sulla mala gestione del boom edilizio da parte anche dei costruttori e, un’importante iniziativa del Campana stesso per aiutare i giovani ad avvicinarsi al mercato immobiliare.
3- Guindani: questo intervento non ha portato particolari spunti per il tema della serata, “Brescia del Futuro”, ma ha fatto capire ciò che a livello politico è stato fatto nei migliori anni della nostra città portandola all’eccellenza amministrativa coi casi ASM e C.
Questa però è la politica che ha già creato. Ora serve una nuova classe dirigente, capace di affrontare con lo stesso coraggio i temi del 2010 con gli strumenti del 2010.
4- Flavio Pasotti: conoscevo questo imprenditore solo per nome ma devo dirti che a mio avviso è stato il vero è proprio successo della serata. Grazie ad un’ottima dialettica, esempi concreti e comprensibili a tutti, ha lanciato molteplici suggerimenti cercando di dare una corretta lettura dei dati proposti da enti terzi. Mi ha stupito come il suo intervento abbia lasciato la sala in completo silenzio. Tutti ascoltavano, ragionavano nella propria testa su ciò che stava dicendo. Il suo linguaggio molto apolitico, imprenditoriale ed allo stesso tempo informale mi è veramente piaciuto molto. Vorrei commentarti alcune statistiche che ha fornito, ma lo faccio più avanti, quando parlo dell’intervento del sindaco. L’esempio dell’acquario (ossia il nome che danno in Cina alle enormi sale di ministeriali che hanno viaggiato e che tornano a casa portando il know-how appreso) mi è piaciuto moltissimo. In realtà tutto quanto da lui detto è stato interessante e costruttivo e sarebbe inutile ripeterlo a te che l’hai invitato. Solo una cosa mi sembra fondamentale evidenziare perché quando hai citato le parole ricorrenti in chiusura, non ne hai sottolineata una che ritengo importantissima detta più volte da Pasotti: pionieri. Brescia è quello che è grazie a grandi pionieri che l’hanno amministrata con coraggio permettendole di diventare la grande potenza economica che è. Pasotti spera in una nuova classe dirigente che abbia una gestione e delle idee pioniere per il futuro della città. Ebbene io ti seguo con sempre maggiore interesse perché ritengo tu possa essere questo per Brescia (spero che appena laureato in ing. Gestionale potrò far parte anche io della classe dirigente pioniera cittadina ma questo è tutt’altro discorso). Qualsiasi imprenditore di successo parte da un idea. Da mille idee nascono cento progetti di cui tre vanno in porto e uno avrà successo! Questo è quanto ci insegnano negli esami di Marketing industriale o Strategia d’impresa. Ebbene solo proponendo mille idee potremo assicurarci di averne una di successo. E solo associazioni come Brescia per Passione o appunto, l’Urban Center potranno assicurarci tali idee. Mi piace citare una frase che un mio caro amico, da poco conduttore su TT della trasmissione Belisha Beacon ama dire: “in un mondo di giovani inerti, le “cazzate” di chi si muove sono già un grande successo”. Ebbene, proviamoci!!!!
5- Intervento di Spinelli (responsabile Urban Center di Torino): molto bravo a parlare anche lui. Il suo intervento è stato utile anche perché ha fornito un quadro totalmente realistico di cosa sia un Urban Center con tutti i vantaggi per la città ma anche le problematiche a cui si va incontro. Vista la sua esperienza, spero che nel caso si discuta di Urban Center anche qui da noi ti batterai in consiglio comunale affinché venga seguito il suggerimento dell’ospite: Urban Center a non totale controllo comunale, anzi, basato sulla collaborazione dei privati, gestito da esperti e non da politici, libero di criticare tutto e tutti ma soprattutto di proporre qualsiasi cosa anche contro gli interessi dei potenti della città. Ci vedrei bene politici certo, ma insieme a cittadini, studenti, imprenditori, come ieri sera, tutti intorno ad un tavolo a studiare, valutare e proporre. Una sinergia con l’università per esempio permetterebbe di avere molti studenti per tesi e stage che potrebbero lavorare gratis allo studio della storia dei cambiamenti della città e della gestione del futuro.
6- Intervento del sindaco Paroli. Il suo discorso mi è parso troppo politichese: ha detto tante cose, ma in realtà non ha detto nulla di concreto che riguarda al futuro. In quei pochi punti in cui è entrato nello specifico mi è sembrato limitarsi a difendere le scelte dell’amministrazione attuale senza considerare che il tuo intervento come quello degli altri ospiti non hanno mai attaccato le scelte di tale amministrazione anche perché si basavano su un aspetto temporale ben più lungo degli anni di un mandato elettorale. Alcuni punti che mi ero segnato perché non mi trovavo d’accordo con lui.
a. Il commento ai dati forniti da Pasotti: è vero, spesso le statistiche vanno interpretate e non sempre sono corrette. L’esempio portato da Paroli riguardante Catania è lampante. Come è lampante che ci sono hotel quattro stelle molto più brutti di hotel tre stelle. Ma a livello generale le cose non sono cosi: se Brescia è agli ultimi posti per creatività, innovazione, tecnologia una motivazione ci sarà e non vedere quanto sia vero questo dato mi sembra come partire da un vicolo cieco. Quante gallerie d’arte abbiamo in città? Quante sono conosciute dalla popolazione? Quante ospitano mostre di artisti pseudo sconosciuti della città aiutandoli nel loro percorso? Quanti luoghi di ritrovo ci sono che permettono di crescere, ideare, scambiarsi idee in città? Quanti bar “strani” abbiamo? Quante industrie hi-tech troviamo all’interno dei confini cittadini? Certo ci manca una pista di atletica come sottolinea Paroli (ed è bene farla al più presto!), ma non credo che sia questa mancanza a farci arrivare fra le ultime 10 città italiane a livello di creatività. Certo, delle strutture sportive ci mancano, ma senza la giusta qualità della vita io continuerò ad usufruire dei servizi cittadini restando un abitante della provincia! E non saranno i parcheggi più cari per i non residenti a farmi tornare indietro, anzi mi spingeranno a fare shopping a Desenzano, Salò o nei centri commerciali invece di andare su via Gramsci e sul corso.
b. Il sindaco vuole far crescere la popolazione della città cercando di controllarla e soprattutto di controllare il mix fra “autoctoni” e “immigrati” . E’ totalmente impossibile controllare questo rapporto, ma soprattutto ininfluente! Dobbiamo/dovete creare opportunità per tutti e la gente tornerà. E se si investe nelle opportunità giuste, come il lavoro, il benessere, i servizi e la qualità della vita, torneranno anche i bresciani come verranno tante persone nuove. Nessun ha parlato per me di un tema fondamentale. Brescia città industriale-siderurgica è inevitabilmente destinata a chiudere. Le fonderie e le industrie meccaniche saranno sempre meno perché sempre meno sarà conveniente produrre in Brescia prodotti standard che costeranno sempre meno nei paesi emergenti. E’ quindi ottimo il lavoro fatto dal sindaco per tamponare le crisi in corso (MAc, Ideal Standar e molte altre), ma allo stesso tempo non è stato fatto niente affinché i giovani aprano imprese nuove che possano investire sulle nuove tecnologie. Non è stato fatto niente per incrementare la ricerca e per far si che le multinazionali straniere investano a Brescia perché la ritengono fondamentale. Forza lavoro altamente istruita e predisposta al lavoro, infrastrutture, grande storia industriale sono fattori fondamentali ma mancano incentivi economici per chi vuole investire a Brescia. La rivalutazione delle grandi aree industriali dismesse è fondamentale ma a cosa serve trasformarle tutte in palazzi. Incentiviamo la costruzione di nuove imprese tecnologiche a carattere non inquinanante (e non lo dico a fini puramente ambientali, ma perché il business di industrie tipicamente inquinanti non è più conveniente a Brescia e nessun imprenditore investirebbe in ciò).
Spero con questo di non aver detto troppo cose ovvie e soprattutto di non averti annoiato ma questa è la riorganizzazione degli appunti presi da me ieri sera durante la discussione.
Spero organizzerai presto un nuovo incontro per continuare la discussione magari ascoltando le esperienze di Genova, Bologna, Venezia (i cui Urban Center sono stati citati sul tuo blog) e perché no, qualche città del nord Europa, dove si trovano radicate esperienze di quartieri che oltre ad essere totalmente ecocompatibili, sono anche molto belli.
A presto
Fabrizio Benzoni











5 Commenti su “Brescia del Futuro il giorno dopo (aspettando l’Urban Center 13)”
stefano martedì 24 novembre, 2009 - 23:06
complimenti fabrizio per il perfetto resumè (condivido pienamente) della serata, e per la scrittura chiara e scorrevole anche se il commento è stato fatto “a caldo”.
aggiungo che il sindaco si è troppo concentrato sul piano casa e sulla “cittadella dello sport”, senza a mio avviso entrare nello spirito dell’incontro, che è quello di avere una visione di ampio respiro. è vero le piccole cose migliorano la vita, ma se la città e il sistema economico che ruotano attorno a brescia sono in declino, non basta lo stadio e l’accessibilità al centro storico per le auto. servono incentivi alle giovani coppie, attività del terziario avanzato, sfruttiamo a2a per fare di brescia laboratorio energetico.. la questione immigrazione è un discorso complesso, ma si potrebbe iniziare dal proporre un codice di “decoro” ai commercianti per riqualificare certe vie una volta ricche di bei negozi, ora ricche di negozi antiestetici, indipendentemente da cosa si vende e chi lo vende.
suggerirei nei prossimi incontri (perchè a questo punto laura devono essercene altri!) di strutturare i vari interventi sotto forma di conversazione su vari temi, in modo che ci sia più botta e risposta, più interazione tra i vari partecipanti.
dagli incontri e dagli scontri qualcosa nasce sempre, è la staticità che è deleteria. e come abbiamo visto ieri, brescia vuole darsi una mossa..
Ste
Valentina martedì 24 novembre, 2009 - 23:21
Eventi significativi talvolta hanno bisogno di sedimentare per qualche tempo prima di essere commentati e valutati.
24 ore sono sufficienti? Boh, mi lancio comunque in un commento.
E’ passato un mese e mezzo da quando, su idea di Laura, a seguito della discussione in Consiglio Comunale sul Piano Casa, si è deciso di organizzare questo confronto.
Fissare le date possibili, individuare i relatori, valutare gli obiettivi, scegliere gli argomenti e l’impostazione, sono stati i passaggi obbligati che , come in un puzzle, ci hanno consentito di portare a compimento l’IDEA.
Mi piace assaporare la soddisfazione della realizzazione, insieme ad altri, di un’IDEA. Rende ottimisti e convinti della piacevole necessità di progettare il futuro.
La serata di ieri è stata una sorpresa nella quale in tanti speravamo…..ma senza ammetterlo.
Nel pomeriggio ho inviato 12 ultimi sms di memo per la serata. In 3 mi hanno confermato la partecipazione. Ho avuto un leggero sconforto….Mi sono detta che la mia capacità di traino, di convincimento e coinvolgimento è proprio pari a zero. Che fatica!
Fortunatamente invece il pubblico in sala c’era!
Ed era attento, interessato, qualificato e coinvolto.
Ho sentito crescere un’aspettativa quasi palpabile mano a mano che gli interventi si svolgevano, per il discorso del Sindaco.
Ho apprezzato i ragionamenti di Laura, che sono sempre moderni, precisi, argomentati e presentati con una passione che in pochi casi riscontro; ho apprezzato Campana, ho seguito Dionigi (i cui spunti riprenderò poi), mi è piaciuto Pasotti che già avevo trovato brillante in altre occasioni e Spinelli che nella trasparenza assoluta ha raccontato l’esperienza del “suo” urban center.
Mi soffermo sul discorso di Guindani. Forse ai più è sembrato “datato” eppure dal suo discorso io ho colto un concetto interessante: ogni iniziativa deve essere valutata “nel merito e nel metodo”. Ha citato numerosi esempi per dimostrare come in un passato recente, e non, si sia sempre cercato di applicare questa regola (o almeno i socialisti si sono impegnati a farlo). Brescia si merita dei progetti validi e calibrati sulle necessità di tutti, progetti che vanno condivisi con i cittadini messi nella condizione di capire, proporre, promuovere e assimilare.
Concordo con lui, il merito ed il metodo non stanno forse alla base dello spirito dello urban center?
Torno alla serata. Grandi aspettative per il discorso del Sindaco.
Il suo tono di voce smorza gli entusiasmi. Riporta alla realtà. Sminuisce le statistiche, sappiamo tutti che non c’è nulla di più labile e condizionabile.
Presenta i suoi progetti, quelli con cui vuole contrassegnare il suo tempo.
Legittimo desiderio. Mi appaiono però slegati da quel discorso di progettualità organica e integrata che si vorrebbe, anche con uno strumento come l’Urban Center, costruire.
Ha dal suo l’idea di rispondere alle esigenze concrete e reali, con le quali ogni giorno si trova a lavorare.
Mi piace pensare che il convegno di ieri sera sia, come ha fatto nel conto alla rovescia su questo blog Laura, il primo passo verso la realizzazione di un’idea ancora più grande.
Brava Laura e grazie a coloro che, a vario titolo, l’hanno aiutata.
Corrado Corradini mercoledì 25 novembre, 2009 - 15:32
Complimenti Laura,
non voglio commentare la serata, ti bastino i miei complimenti. Sono rimasto stupito quando il sindaco ha detto che i dati non sono così importanti. Ti riporto alcuni dati desunti da http://www.ilsole24ore.com/includes2007/speciali/qualita-della-vita/scheda_provincia_16.shtml
fonte Sole 24ore:
Qualità della vita delle città italiane; al 1° posto Trento, al 21° Brescia; al 103° Agrigento. Per il tenore di vita Brescia è al 17° posto, per gli affari e lavoro al 28° posto, per l’ambiente e salute al 24° posto, per l’ordine pubblico all’83° posto, per la popolazione al 17° posto e per il tempo libero al 21° posto. Per essere la sesta città industriale sono sicuro che potremmo fare meglio. Molto meglio.
Il Territorio, il Vino e la Gente Pensante « TerraUomoCielo mercoledì 25 novembre, 2009 - 16:47
[...] [...]
Fabio sabato 5 dicembre, 2009 - 19:46
Ho anch’io partecipato all’incontro Brescia del Futuro e a distanza di qualche giorno mi permetto qualche riflessione pubblica.
Non ho alcuna esperienza politica nè di solito vado ad incontri dei partiti tradizionali ma l’iniziativa di Laura Castelletti ed il modo in cui è stata proposta mi è piaciuta perchè mi ha dato la sensazione che “partecipare si può (volendolo,ovviamente)”, cosa che magari non sempre emerge in altri contesti dove il primo impatto è che se non sei parte di qualcosa o con qualcuno “comunque stai fuori”.
Poi magari si sta fuori tutti (e quelli che rimangono “dentro” alla fine si scoprono in pochi..) in ogni caso però l’idea di luoghi accoglienti, in cui la “padrona di casa” si impegna per salutare i convenuti per me è un bel segno. E una città che sa accogliere probabilmente è una citta in cui ci si sta bene e che cresce da tutti i punti di vista.
Ma a parte questo volevo partire da una riflessione diversa. Io dipendente pubblico, ma probabilmente come me molti altri, vivo la città attraverso il mio lavoro, non altro.
A me sembra che una decina e più anni fa, la città e i suoi vari organismi decisionali avevano più poteri, più capacità di ascolto dei bisogni locali e più possibilità di progettare, di costruire collaborazioni, etc.
Ora mi sembra che la gran parte dei servizi cittadini si stiano riducendo ad una sorta di “franchising” in genere della Regione o altri livelli nazionali che fissano obiettivi, indicatori, etc, che decidono i vertici, etc secondo logiche sicuramente “non della città“.
Non so se è solo una mia percezione ma mi sembra che con il tempo la città, le città, sono state svuotate di possibilità di autodeterminarsi.
Anche il nostro sindaco dice che per fare bene il sindaco deve fare anche, mi pare, il parlamentare perchè e a Roma che si decidono cose importanti per i livelli locali.
La città quindi si è trovata con tempo più periferia di quanto si potesse pensare e siamo quindi dventati meno “cittadini” e più “utenti dell’insieme dei servizi/negozi/spazi della città“: se fosse così, allora, “abitare la città” sarebbe come scegliere un outlet piuttosto che un altro in base a comodità, prezzi, etc.
No so, sicuramente i servizi sono fondamentali per fare qualità della vita, ma sono anche convinto che le città-per essere tali- dovrebbero essere delle persone, delle loro competenze, delle relazioni che fra loro si costruiscono.
Fabio
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