Notte bianca per non uscire mai dal sogno?

Laura Castelletti, 4 ottobre 2009 » Loggia, mi piace

Probabilmente quanto scrive  Ilvo Diamanti  nel suo “Sillabario dei tempi tristi” è vero: “l’Italia delle notti bianche è una scorciatoia senza sbocco. Offre l’emozione come alternativa al pessimismo e alla sfiducia. La folla come terapia della solitudine”… “Questo paese sembra deciso ad abolire la notte. Per non uscire mai dal sogno. Per non provare l’angoscia del risveglio”. Se così è, la notte bresciana appena trascorsa è stata un successo terapeutico anche se di breve durata. Ha aiutato i bresciani a sentirsi meno soli, ha accorciato le distanze tra cittadini e città apparentemente troppe volte ostile, reso le istituzioni meno estranee. Era facile ieri sera attraversare il centro di  Brescia, sentirsi protetti, vivere ogni spazio (folla permettendo), incontrasi, rivedersi, salutarsi con più tempo e meno fretta. Le gallerie d’arte con le loro porte spalancate, i musei vivi e animati, la musica, l’arte, l’alcool e il cibo a portata di mano hanno reso tutto più semplice. Bisogna riconoscere che lo sforzo dell’amministrazione comunale è stato notevole, che l’iniziativa è stata riconosciuta e premiata dai bresciani della città e della provincia. Se l’idea è quella di ripetere l’esperienza il prossimo anno (mi pare ci siano tutte le premesse perchè ciò accada) credo si debbano fare alcune valutazioni e “aggiustare il tiro”. Una migliore distribuzione degli eventi su tutta l’area del centro storico aiuterebbe a non saturare alcune porzioni a discapito di altre (via Mameli, cso Garibaldi per esempio), il mantenimento della qualità e gerarchia di alcune piazze è fondamentale per tutelare alcuni luoghi simbolo per i bresciani (Piazza Duomo trasformata in una succursale della fiera di S.Faustino con gigantesca giostra gastronomica era francamente orribile), la scelta  degli spazi di alcuni eventi andrebbe meglio valutata in base alla capacità di attirare pubblico (ieri troppo pubblico per il concerto di Renga ecc in uno spazio troppo piccolo come piazza del Foro), interdire a ogni mezzo privato l’ingresso in centro per la durata dell’evento (auto che scorazzavano in via Mazzini o c.so Magenta erano una presenza insopportabile e brutta da vedere). Le riflessioni che devono scaturire dalla notte bianca non devono fermarsi solo ad aspetti pratici e di qualità dell’evento, che restano comunque importanti, devono andare oltre. Devono provare a dare risposte ai bisogni più profondi che i bresciani esprimono in questa notte. Bisogni che sono evidenziati dalla “folla” che si è sostituita alla “comunità“, alla “società“. C’è il desiderio di ritrovarsi  e stare tutti insieme ma anche l’impossibilità a costruire legami solidi e duraturi nel tempo. E’ su quello che bisogna lavorare, sull’estraneità tra le persone e tra le persone e la città. E’ questa distanza che bisogna colmare il giorno dopo, quando tornano le angosce quotidiane, il pessimismo verso il futuro… quando si spengono le luci e la città torna ad essere quella di sempre e la notte solo un ricordo.

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6 Responses to “Notte bianca per non uscire mai dal sogno?”

  1. Benzo scrive:

    Non potrei essere più d’accordo con te!!!! Grandissima notte bianca! Giustissime le tue considerazioni per migliorarla in futuro! Mi domando se sarà possibile che la città rimanga vivibile in tutti i suoi spazi nell’attesa della prossima notte bianca. Un’iniziativa come questa, seppur ben riuscita, è inutile se non associata ad incentivi per far vivere la città tutte le sere!

  2. Lorenzo Cinquepalmi scrive:

    chi ha superato i quarant’anni, ricorda come nelle aggregazioni spontanee (o anche organizzate) di cittadini si generasse una corrente comunicativa capace di coinvolgere i partecipi e stabilire un rapporto tra persone del tutto sconosciute tra loro. Accadeva nelle manifestazioni di piazza, ma anche, più banalmente, tra persone che si ritrovavano insieme al bar a vedere, tutti seduti uno accanto all’altro come al cinema, la partita internazionale di calcio o il Rischiatutto. Perfetti sconosciuti prendevano a parlare e a discutere tra loro, e un insieme di persone era, ancorchè in embrione, una comunità. Un processo simile non è delle “notti bianche”, e non potrebbe esserlo perchè lo spirito stesso che innerva l’idea della manifestazione alimenta una partecipazione estraniata, individuale. E’ chiaro che non è un problema delle sole “notti bianche”, ma più in generale, della società contemporanea, ma non vi è dubbio che anche questa iniziativa contribuisca ad allontanare una prospettiva di inversione della consolidata impronta individualistico-egoistica che connota i rapporti sociali nel nostro tempo. Bisognerebbe inventare qualcosa che aiuti lo spirito di fratellanza (che, sono convinto, non è morto) a riemergere. Ho la sensazione che la qualità della vita di tutti noi ne guadagnerebbe.

  3. roby scrive:

    probabilmente in centro c’è bisogno di un posto dove poter stare, senza alcun tipo di veicolo, per viverlo anche di giorno, una vera zona pedonale con bar e locali, che possa poi essere frequentata anche la notte, ( magari non tutta), ciò permetterebbe anche agli esercenti di poter mantenere l’attività, che con il solo week end non sta in piedi. Ovunque ho sentito commenti positivi sulla bellisima serata…

  4. Valentina scrive:

    Ho atteso di “dormirci sopra†per due notti prima di provare a decifrare la mia opinione sulla Notte bianca dell’arte e della cultura.
    L’esordio della serata è stato molto positivo e quasi newyorkese: performance a PalazzoGallery, Piazza Tebaldo animata dalle prove dei ragazzi del Calini, visita della mostra da Paci Arte.
    Poi mi sono persa o meglio, senza obiettivi prestabiliti, ho gironzolato per vie e piazze cercando di gustarmi quello che mi veniva offerto.
    Tanta gente in giro, code all’ingresso delle Chiese, della salita all’Orologio di Piazza Loggia, della Queriniana e via così. Ristoranti, bar e pizzerie stracolme. Da questo punto di vista un successo.
    C’è qualcosa che non mi appaga del tutto. Capisco che non gradisco, ma è puramente personale, Piazza Duomo invasa dalle bancarelle della cucina germanica: una follia ruminante, disordinata e rumorosa che poco ha a che vedere sia con l’arte che con la cultura. In Piazzetta Vescovado qualcuno sta presentando un libro ed il suo autore: tra clacson, motorini e viandanti non è possibile ascoltare alcunché.
    Piazza Arnaldo colpisce perché per un sabato è quasi completamente deserta. Al Carmine e in via San Faustino non si incontrato extracomunitari. L’integrazione non esiste. C.so Mameli e C.so Garibaldi sono isolate dall’iniziativa.
    Poi il passeggio mi porta verso via Musei e Piazza del Foro. Lì la gente spinge , schiaccia e tira . cercano di passare persone con il passeggino e le bici. Un incubo. Renga e gli altri artisti convogliano centinaia di persone. Non era prevedibile?
    Rientro a casa all’una di notte a piedi da sola senza alcun timore perché c’è ancora tanta gente in giro.
    Grande impegno dell’Amministrazione Comunale per animare il centro. Si parla di animazione, per la valorizzazione ritengo sia necessario altro.
    Tantissimi commenti entusiastici tra le persone.
    Vedo poche famiglie, al contrario della precedente edizione, poche persone di una certa età (immagino sia l’orario) e tanti avventori provenienti dalla provincia.
    Molte le proposte.Forse troppe. Con l’offerta di una sera si sarebbe potuto animare il centro per un mese dando ad ogni intervento lo spazio appropriato.
    Comunque un buon tentativo. Occorre a mio avviso aggiustare il tiro in base agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Complimenti comunque a chi ha speso energia e tanto ha lavorato. Un voto: 7

    P.S. la mattina di domenica alle ore 08.00 tutto il centro era perfettamente sgombro, pulito e ordinato. Una via soltanto era stata dimenticata e incomprensibilmente lasciata sporca …..via San Faustino.Un punto decisamente a sfavore.

  5. Aldo scrive:

    C’era una volta la Notte Bianca di veltroniana memoria (Veltroni!). Grande e maestosa, richiamava migliaia di romani e folle di turisti che si accalcavano nel centro della Capitale, ballavano nelle piazze, visitavano i musei aperti fino all’alba. C’è stata anche la notte bianca di Corsini, ve ne siete dimenticati?. Che brutta la notte bianca! Che c’entra Brescia con Roma? Brescia laboriosa, Brescia sobria, Brescia giansenista. I legami sociali si creano nelle famiglie, sul lavoro, nello sport, negli oratori, nei negozi, nelle sedi di partito, nei circoli, nelle piazze; non in un centro storico sempre più simile a un “Leone” o a una “Freccia rossa” con l’aggiunta intollerabile di automobili. Brescia non può vivere con attività “culturali-ricreative” finalizzate al mantenimento dell’attività degli esercenti. Che debbano essere Limoni o Feltrinelli a dettare la linea?
    Laura, questa mediterraneizzazione di Brescia non mi piace (si pensa che Brescia sia vitale solo perchè c’è gente in strada a bere aperitivi, come a Roma cafona o al Cairo), non porta a nulla di buono, prova a pensarci.

  6. claudio buizza scrive:

    Ogni mio commento mi collocherebbe inevitabilmente nella schiera di “quelli con la puzza sotto il naso”. Ciò non mi piace e vorrei evitarlo, perciò mi astengo.

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